Lo skipper

Navigare spinti solo dalla forza del vento, regolare le vele e rendersi conto che la barca si muove in pieno controllo ed armonia con il mare e con la natura è una delle sensazioni più belle che questo sport sa regalare.
Per godersi appieno la navigazione a vela non occorre essere superuomini o superdonne.
Al contrario, basta lasciarsi cullare dalle onde ed avere un minimo di idea di cosa accade a bordo e di come comportarsi per rendere la crociera più piacevole.
A differenza di una vacanza tradizionale, per quanto breve, una crociera in barca pone essenzialmente due problematiche:
  • la relativa mancanza di spazio a bordo;
  • l'obbligo di convivere con altre persone in questi spazi ristretti.
Un poco di educazione reciproca ed un po' di spirito di adattamento risolvono egregiamente il primo problema.

Il secondo invece si risolve seguendo le regole che lo skipper, in rapporto all'equipaggio, saprà ogni volta impartire.

In un suo libro Michael Stadler, docente di psicologia sperimentale all’università di Brema e velista di lunga data, fornisce interessanti lumi scientifici su molti dei fenomeni sociali e percettivi che investono l’individuo e l’equipaggio di un imbarcazione da diporto, in vacanza e regata.

A proposito del ruolo dello skipper egli stila un elenco delle virtù di un bravo Comandante (la parola Skipper significa letteralmente “capitano di nave”):
  • aderire alle regole del gruppo;
  • partecipare attivamente all’attività di bordo;
  • prendere le decisioni discutendole, se possibile, in anticipo con l’equipaggio, lasciando poi a ciascuno un margine di autonomia e libertà di azione e spiegando in ogni caso le ragioni che determinano una scelta, anche alla prima occasione se non è stato possibile farlo in anticipo;
  • non eseguire personalmente tutto ciò che richiede competenza tecnica, ma dare modo a tutti di imparare e sviluppare le proprie inclinazioni, capacità e abilità, anche nelle situazioni complesse;
  • dare ordini chiari, comprensibili, abbastanza definitivi – se c’è un contrordine specificare che si tratta di ciò, per non generare confusione;
  • indirizzare gli ordini ad una persona specifica o predeterminata e non dare istruzioni multiple.
Esiste un modo infallibile per mettere in difficoltà lo skipper: dichiarare di saper svolgere una mansione, di aver compreso una istruzione, di sapere come e quando agire, ed all'atto pratico non essere in grado.
Immaginate di trovarvi in auto con qualcuno che, nel momento di dover frenare improvvisamente, vi chieda di ricordargli qual'è il pedale del freno!
Questa è la sensazione che prova lo skipper quando ritiene di poter contare sulla collaborazione per una manovra e scopre, all'ultimo momento, che chi la dovrebbe svolgere non è in grado.

Si dirà: un buon skipper, oltre al controllo dell'imbarcazione, deve anche avere quello dell'equipaggio e provare il piacere di trasferire le sue conoscenze a chi è meno esperto.

Giusto e condivisibile.

Ma chissà se Stadler, prima di descrivere le virtù dello skipper ideale, aveva mai navigato con un equipaggio composto da amici e parenti?