martedì

Da non dimenticare mai

Concetti base

La forza fornita dal vento alla vela è ad essa perpendicolare.

L’angolo che le vele formano con l’asse longitudinale della barca deve essere il più ampio possibile, compatibilmente con il fatto di non farle fileggiare.

La risultante aerodinamica è tanto più elevata quanto più la vela è grassa.

Di bolina: il timoniere deve continuamente provare ad orzare; il limite dell’orzata è dato dal fatto che le vele non devono pungere.

Dalla bolina larga al traverso: il timoniere si occupa solo di tenere la rotta; l’equipaggio deve pensare alla regolazione delle vele.

Se il centro velico (spinta sulle vele) e il centro di deriva (resistenza allo spostamento laterale) non sono allineati sulla stessa verticale, l’imbarcazione tende:

  • ad orzare se il centro velico è a poppavia (ridurre la randa per spostare il centro velico verso prua)
  • a poggiare se il centro velico è a pruavia

La randa tende a far orzare la barca, il genova a farla poggiare.

Virata in prua

Durante una virata in prua velocità è sinonimo di sicurezza.

Il genova deve portare fino all’ultimo istante e lascato solo quando comincia a pungere.

Dopo una virata, le vele che cominciano a portare sul nuovo bordo dovranno essere cazzate gradualmente, man mano che aumenta la velocità delle barca.

Virata in poppa o abbattuta

Dalla navigazione di gran lasco si passa al poppa filo;

Si passa il genova sulle nuove mura;

Si recupera la scotta della randa il più velocemente possibile, portandola verso il centro barca;

Il timoniere poggia fino a quando la randa prende il vento dalla faccia opposta e contemporaneamente l’equipaggio fila con rapidità la scotta della randa, ma esercitando un freno dinamico con le mani;

La barca tende ad andare all’orza e il timoniere deve contrastare quest’effetto;

Presa di gavitello

La cima d’ormeggio deve essere fissata ad un o degli anelli della catena, non all’anello di plastica.

Arrivare al gavitello di bolina da sottovento, portare la prua al vento e fermarsi su di esso.

Ancoraggi

Per affondare le marre dell’ancora è necessario che essa venga trascinata per un breve tratto

L’ancora agguanta bene se la trazione sul fuso è parallela al fondo

Per una buona tenuta dell’ancoraggio la lunghezza della catena deve essere 4-5 volte la profondità.

Attenzione alle distanze: la barca potrà descrivere un’intera circonferenza attorno al punto di ancoraggio!

Tenuta sul fondale:

  • sabbia o fango, molto buona;
  • ghiaia, discreta;
  • alghe, o molto buona o nulla se l’ancora non riesce a penetrare lo strato superficiale;
  • roccia, o granitica o nulla, se l’ancora non si incastra in un anfratto.

La riduzione della velatura

Il genova si può ridurre da qualunque andatura, ma dal poppa filo tutto è più semplice.

La randa deve essere ridotta dalla bolina con il solo genova che permette di continuare la navigazione.

La presa di terzaroli

  1. portarsi di bolina larga in modo da avere la vela ”scarica”, presupposto base per poter lavorare modo che il boma non cada in coperta quando la drizza della randa viene lascata per ammainare la randa;
  2. lascare vang e scotta della randa;
  3. lascare la drizza e far scendere la vela finché non raggiungeremo il punto di mura lungo l’inferitura corrispondente alla mano di terzaroli che intendiamo prendere;
  4. una volta fissata la mura al collo d’oca, possiamo cazzare la borosa in modo che base e balumina prendano la giusta tensione;
  5. lascare l’amantiglio e cazzare il vang;
  6. cazzare la scotta della randa fino a farla portare;
  7. con i matafioni si fissa al boma la parte di vela in eccesso.